Il Carnevale nei borghi del Monte Amiata rappresenta un’occasione unica per immergersi in tradizioni secolari che mescolano gioia, divertimento e sapori autentici. Da Marroneto, con la sua singolare celebrazione del “Carnevale Morto”, a Piancastagnaio, con il suo “bucuciccio”, ogni località offre un’esperienza diversa.
La festa del “Carnevale Morto” a Marroneto, nel comune di Santa Fiora, rappresenta una delle celebrazioni più folkloristiche della zona. Quest’evento, che si tiene l’ultimo sabato di Carnevale, ha origini antiche e racchiude un forte significato simbolico: la morte del Carnevale segna il passaggio verso la Quaresima, un periodo di austerità, pentimento e riflessione. Durante il “Carnevale Morto” viene rappresentato un funerale giocoso e satirico, in cui il Carnevale, impersonato da un giovane elegante, si diverte insieme al suo gruppo di amici, tra cui spicca il personaggio del Gaudente. Mentre il corteo si snoda lungo le vie della città, i “gobbi”, vestiti in abiti logori, simboleggiano la parte più umile della popolazione, animando la scena con il loro aspetto grottesco.
L’epilogo della festa arriva quando il Carnevale inizia a sentirsi male e, nonostante l’intervento del medico, non riesce a salvarsi: “Carnevale è morto!” Da questo momento ha inizio una farsa tragicomica, con il Gaudente che si abbandona a un disperato pianto, mentre il prete compie l’estrema unzione e un notaio legge il testamento del Carnevale, che spesso contiene riferimenti satirici alla situazione politica e sociale del paese.
La rappresentazione termina con un grande ballo intorno al fantoccio del Carnevale, che viene adagiato in una bara e portato in giro in una burlesca marcia funebre prima di essere bruciato in piazza, come atto simbolico di liberazione dagli eccessi festivi.
I “gobbi” poi, durante i festeggiamenti, propongono il canto di questua e girano tra le borgate, punendo chiunque venga sorpreso a lavorare.
Le tradizioni continuano poi in tavola, con i tipici “fiocchi”. La preparazione di questo dolce di Carnevale, che in altre zone d’Italia è conosciuto con nomi diversi come chiacchiere o frappe, è un vero e proprio rituale che si tramanda di generazione in generazione.
Ai fiocchi è legata un’altra tradizione, ovvero il “bucuciccio”. Durante il Giovedì Grasso, bambini e ragazzi mascherati bussano alle porte del paese per chiedere il “bucuciccio”, ovvero dolci e caramelle. Un’usanza questa che ricorda un po’ il “dolcetto o scherzetto” di Halloween. I fiocchi e i dolciumi vengono a quel punto condivisi con gli ospiti.
A Piancastagnaio il “bucuciccio” aggiunge una dimensione in più alla tradizione. Se in passato i ragazzi passavano di casa in casa con lo “speto”, ovvero lo spiedo, per raccogliere pancetta e salsiccia, oggi chiedono non solo dolci ma anche piccole offerte. Anche se il modo di festeggiare è cambiato nel corso degli anni, il fascino dei dolci preparati in casa rimane intatto, e le famiglie continuano a ritrovarsi per realizzare insieme i fiocchi, rendendo così omaggio a una tradizione che celebra la convivialità e la cultura dell’Amiata.
Il Carnevale nei borghi del Monte Amiata è un’occasione unica per immergersi in tradizioni che uniscono il divertimento, il cibo e l’amore per il territorio, creando un legame profondo tra passato e presente, tra comunità e celebrazione. Non perderteli!
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