Medioevo

Medioevo

Si narra che lo stesso San Francesco d’Assisi abbia designato e scelto il luogo dove poi sorse il primo Convento francescano di Castrum Plani Castagnarii.
La prima sede del Convento, detta del “Luogo Vecchio”, si dimostrò però estremamente scomoda, non solo per gli abitanti di Piancastagnaio, ma anche per gli stessi frati , che a causa della lontananza dal paese, nei periodi invernali, rischiavano di morire di fame. Venne quindi presa la decisione di trasferire il Convento in un luogo più vicino al Castello: fu così costruito a Piancastagnaio il Convento di S. Bartolomeo con l’adiacente Chiesa.
Il luogo vecchio del Convento fu concesso dal Conte Ildebrandino degli Aldebrandeschi, figlio del Conte Guglielmo di Sovana e Pitigliano. Il 5 settembre 1276 Mons. David Dandini, Vescovo di Sovana indirizzò una pastorale alla comunità di Piancastagnaio, esortandola a contribuire alla costruzione della Chiesa del nuovo Convento, distante solo qualche centinaio di passi dall’imponente Rocca Aldobrandesca.
Fu proprio Monsignor Dandini a porre la prima pietra e in quell’occasione fu anche piantato il “Castagnone”. Ancora oggi si può ammirare il grande castagno, all’ingresso del Convento. La nuova Chiesa fu consacrata nel 1278.
Inizialmente il Convento fu abitato da circa 10 frati che con la donazione e i lasciti dei pellegrini e con l’aiuto dei contadini riuscivano a garantire la sopravvivenza della struttura.

Rinascimento

Durante il periodo Rinascimentale, il Convento venne ampliato, e fu costruito il Chiostro, dalle eleganti colonne corinzie, e venne affrescata la stanza del Capitolo, con un suggestivo ciclo di dipinti monocromi dedicati alla Storia della Vergine.
Nel 1504 venne affidato dal Vescovo all’ordine de’ Minori Conventuali della Terra di Piano, purché i frati si obbligassero a versagli un “annuatium” di una libbra di cera l’anno. La vita scorreva serena al Convento, finché alcuni facinorosi cominciarono a turbare quella pace. Il popolo pianese protestò contro queste incursioni a tal punto, che il Pontefice Alessandro VI autorizzò il Vescovo di Sovana a somministrare pene severe contro coloro che danneggiavano i beni conventuali.
Molti altri pontefici, tra cui Giulio II, Clemente VIII, Paolo III, Pio V, Sisto V, intervennero nei secoli a difesa dei frati francescani di Piancastagnaio infliggendo sanzioni canoniche e condanne di scomunica. Altri ancora, come Gregorio XIII, Innocenzo XI, Alessandro VIII concessero Indulgenza Plenaria ai fedeli iscritti alla confraternita della concezione di S. Elisabetta, che aveva la sede nel chiostro del Convento e ai visitatori della Chiesa.

Napoleone

Le Condizioni dei contadini come dei numerosi fittavoli del Convento erano le migliori che si potessero desiderare, ma la storia millenaria del Convento avrebbe subito un brusco arresto. Con la soppressione dei beni della Chiesa voluta da Napoleone Bonaparte nel 1808 il Convento fu chiuso e i frati dispersi.
Tutti i beni dei frati furono indemaniati, messi all’incanto e acquistati in massima parte dagli antichi livellari e fittavoli e dal ceto possidente dell’epoca.
Il Convento fu dapprima soppresso in seguito all’editto Napoleonico e quindi requisito dal Granduca Leopoldo di Toscana. Fu poi acquistato dal Nobile senese Malvolti e successivamente fu dato in affitto alla famiglia Barbini dal 1808.

Famiglia Ricci Barbini

Nel 1816 Vincenzo Barbini acquistò il Convento e lo cedette al primo figlio, il notaio Mariano Barbini.
Quest’ultimo ebbe 9 figlie femmine e 2 maschi; ereditò, quindi il figlio maschio, Carlo che, non essendo sposato, lasciò nel 1923, al nipote Carlo Ricci, tutte le sue proprietà con il Convento, nonché il cognome Barbini.
E’ stato il Prof. Vittorino Ricci Barbini, figlio di Carlo, che ha scelto di riportare all’antico splendore l’intero complesso, danneggiato dal terremoto del 96’, per farne la dimora della sua famiglia, e mettere a disposizione degli “amanti della storia e del bello” questa splendida Residenza d’epoca.